Cenni Storici
La comunità di Borgetto (PA) ha la fortuna di custodire nel suo territorio la venerata immagine di Maria Ss.ma Addolorata del Romitello; il Santuario dove è gelosamente custodita la sacra Immagine è meta di continui pellegrinaggi. Al Romitello guardano con nostalgia e speranza gli emigrati della zona, ma anche quelli sparsi nelle varie parti del mondo.
Origine del Santuario
Il Santuario sorge a 800 metri sul livello del mare, in una delle zone più panoramiche della Sicilia, e si protende come celeste baluardo, sui 17 comuni del Golfo di Castellammare.
Il Santuario è sorto e si è sviluppato fin dalla metà del XV secolo: dal principio come semplice cappellina (metri 3×3 circa) e due celle attigue.
La Tradizione vuole che la Madonna è apparsa il 10 maggio 1464 al monaco benedettino Giuliano Majali, nel fitto del bosco che allora ricopriva la contrada Carrubbella soprana, ove appunto il Beato monaco si ritirava a pregare.

Il Beato Giuliano Majali, nato a Palermo, era stato uno dei personaggi più qualificati del sud Italia, per le importanti missioni diplomatiche da lui svolte e per le altre preziose opere sociali realizzate. In occasione della sommossa popolare del 20 marzo 1450, il popolo palermitano lo proclamò Padre della Patria, per aver ottenuto l’amnistia del re Alfonso V. Mori lasciando la sua fama di santità nel 1470.
Il Beato infatti, si era ritirato in vita eremita nel vicino monastero benedettino di Santa Maria delle Ciambre, e qui nel fitto bosco si costrui un piccolo romitorio, che da lui, umile Romito, prese il nome di Romitello. Cosi passò il resto della sua vita dedito al culto della Passione Santissima di Gesù Cristo e dei dolori di Maria Santissima.
Crescita silenziosa
Morto il Beato Giuliano, continuarono la sua opera i monaci benedettini fino al 1639, anno in cui essi abbandonarono il monastero delle Ciambre, che poi un pò alla volta andò in rovina. Tra gli illustri Benedettini, che si dedicarono con amore al culto della Madonna del Romitello. e si distinsero per la devozione all’Addolorata e ai misteri della Passione dipinti sulle pareti della cappellina del Beato Giuliano, ricordiamo: dom Alessandro De Albertonis, dom Teofilo Folengo da Cipada, dom Gregorio Morello.
Il piccolo oratorio del Romitello, invece, continuò ad essere polo di attrazione per i devoti pellegrinaggi, sia di Borgetto che dei paesi limitrofi. Tanti e straordinari furono i prodigi che vi operò la Ss.ma Vergine Addolorata, al punto che i devoti cominciarono a contribuire generosamente a ingrandire la cappella e per ampliare il fabbricato annesso. Nel 1865 la confraternita della Cava riveste l’altare di marmi ed allunga la chiesetta di 5 metri. Con la soppressione del 1866, la proprietà dei Benedettini passò al Demanio, il quale divise questi feudi in lotti e cosi anche il feudo di Carrubbella, in cui si trovava il Santuario.
Nel 1869 il Signor Antonino Salamone, ricco proprietario di Borgetto, riusci a farsi aggiudicare il lotto del Santuario per poterlo consegnare al popolo del suo paese ed affidò ad una commissione permanente il compito di eleggere l’amministratore per la direzione del Santuario. Inseguito a segnalati prodogi, riconosciuti autentici, la Curia Arcivescovile di Monreale presieduta da Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Domenico G. Lancia di Brolo, con decreto del 31 Agosto 1896, dichiarava prodigiosa l’immagine di Maria Ss.ma Addolorata del Romitello.
Eventi
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I custodi del Santuario
A breve distanza di tempo la custodia fu affidata ai sacerdoti diocesani, poi ai Padri Agostiniani dal 1897 al 1900. Dal 1904 al 1920 ne prese la cura il canonico Baldassarre Safina, Sotto la sua gestione furono ampliati i locali (attuale antica chiesetta e vecchio convento), bonificati i terreni, fu ricostruita la confraternita di Maria Ss.ma Addolorata.
Nel 1916 vennero provvidenzialmente i Padri Passionisti in Sicilia e fissarono la loro dimora a Borgetto, un incontro senza dubbio voluto da Dio tra il canonico Safina e padre Generoso Fontanarosa passionista. Nel 1920 su proposta proprio del canonico Safina fu affidata ai Padri Passionisti la cura pastorale del Santuario.
La comunità Passionista, che risiedeva a Borgetto, ben presto sperimentò la protezione della Vergine Santissima del Romitello ottenendo la guarigione miracolosa di padre Generoso Fontanarosa ammalato di encefalite letargica. Per il miracolo ottenuto la comunità decise di tributare alla Madonna del Romitello un omaggio di riconoscenza. Cosi il padre Salvatore Pinto passionista ottenne dal Rev.mo Capitolo Vaticano il decreto della solenne Incoronazione, che con rito solenne per le mani di Sua Emm.za Rev.ma il Signor Cardinale Alessandro Lualdi Arcivescovo di Palermo insieme agli Arcivescovi di Monreale e Mazzara del Vallo, si compi il 27 agosto 1922.
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Il quadro che vi si venera (cm 45×59) rappresenta la deposizione di Gesù dalla Croce sulle ginocchia della Beata Vergine Maria…
La santa Vergine raffigurata, tiene la mano destra alzata come per dire: “Basta!” e con la sinistra sorregge dolcemente il capo del Figlio morto. Il capo della Vergine è coperto da un velo color castagno che scende sulle spalle, annodandosi sotto il mento. Indossa una veste color cenere, esu di essa un ampio monto turchiano, che dalle spalle scende sulle ginocchia e arriva sopra i piedi, lasciando scoperto quello sinistro che appare nudo calzato da sandalo. L’Addolorata Madre guarda con naturalezza verso l’alto con occhi lacrimosi e supplichevoli. Il corpo di Gesù sembra adagiato sulle ginocchia della Madre. E’ nudo, con il solo perizoma ai fianchi, il braccio sinistro cade sul pavimento e il destro, con la mano contratta, è appoggiato all’anca. Ai piedi del quale sta un angioletto che sembra non credere alla verità del dramma e si stia accertando della realtà, ripercorrendo con lo sguardo il corpo martoriato di Gesù.
In alto, accanto al capo della Madonna, sulla sua destra due teste di angeli che guardano smarriti. Niente di orrido sulle membra del Signore; soltanto un’espressione di sereno abbandono alla morte. Sul volto di Gesù aleggia mitezza e mestà, che invita alla riconciliazione e alla fiducia. E’ di buon valore artistico, dipinto meravigliosamente su tela in forma di medaglione ovale. L’autore è anonimo sicuramente XVII secolo. Restaurato nel 1935 e successivamente nel 2018.
